Di fronte a un dente irrecuperabile, la soluzione non è sempre un impianto in titanio.
Esiste una tecnica “biologica”, economica e sicura che utilizza i nostri stessi denti, ecco come funziona:
Quando un paziente entra nel mio studio con un dente gravemente compromesso, la domanda è quasi sempre la stessa: “Dottore, dovrò mettere un impianto?”. Oggi la tecnologia ci permette di inserire viti in titanio con risultati eccellenti, ma spesso dimentichiamo che la natura ha già creato la soluzione perfetta: i nostri stessi denti.
Sono uno dei pochi clinici in Italia a promuovere con convinzione l’autotrapianto dentale. Sono ricercatore e divulgatore impegnato nel trasferire alle future generazioni di dentisti le competenze scientifiche e necessarie per la riuscita dell’autotrapianto. Non è una novità dell’ultimo momento, ma una tecnica chirurgica solida che oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali, vive una nuova giovinezza.
Che cos’è l’autotrapianto?
In parole semplici, l’autotrapianto consiste nello spostare un dente sano da un punto della bocca dove non serve a un altro dove è necessario. I protagonisti di questa procedura sono solitamente i denti del giudizio o i canini inclusi. Invece di essere semplicemente estratti e gettati via, questi elementi vengono “traslocati” per sostituire molari compromessi o denti mancanti dalla nascita (agenesie).
I vantaggi: perché sceglierlo?
Non tutti i pazienti sanno che il dente naturale è “vivo”: è collegato all’osso da un legamento speciale che ammortizza i carichi della masticazione. L’impianto in titanio, per quanto sofisticato, resta un corpo estraneo rigido. Ecco i motivi per cui propongo questa scelta:
- È una soluzione biologica: stiamo usando materiale del paziente, non metallo. Il corpo lo riconosce immediatamente e lo accetta con naturalezza.
- È l’unica via per i più giovani: nei ragazzi ancora in fase di crescita non si possono mettere impianti. L’autotrapianto è spesso l’unica soluzione per ridare un sorriso senza ricorrere a protesi mobili.
- Il risparmio economico: i dati della letteratura scientifica internazionale confermano che un autotrapianto può costare fino a quattro volte meno di un impianto tradizionale.
- Sicurezza totale: se anche il trapianto non dovesse andare a buon fine (il successo supera comunque il 90%), non avremo compromesso nulla: la strada dell’impianto resterà sempre aperta in un secondo momento.
Una tecnica sicura, ma per pochi (per ora)
Nonostante tassi di successo superiori al 90%, in Italia sono ancora pochi i dentisti che propongono questa metodica. Il motivo? Richiede una pianificazione molto precisa, spesso aiutata da moderne Tac digitali, per assicurarsi che il dente “traslocato” si adatti perfettamente alla nuova casa.
Non tutti i casi sono idonei: serve un dente donatore sano e un osso ricevente pronto ad accoglierlo. Ma quando è possibile, molti esperti concordano: l’autotrapianto dovrebbe essere la prima scelta, lasciando l’impianto come “piano B”.
Uno sguardo al futuro
La scienza corre veloce: si parla già di crioconservazione (conservare i propri denti in “freezer” per usarli anni dopo) e di cellule staminali per ricostruire denti in laboratorio.
L’autotrapianto non è “odontoiatria vecchia”, è odontoiatria etica. Significa guardare il paziente non come un insieme di spazi da riempire con del metallo, ma come un organismo capace di rigenerarsi con le proprie risorse.
Prima di estrarre un dente e sostituirlo con una vite, fermiamoci a guardare se in un angolo della tua bocca non ci sia già la soluzione pronta. La natura è il miglior dentista che conosca.


